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E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

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E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Patrizia Guariglia il 2 febbraio 2009 alle 21:18

Essere insegnanti, impegni, fatiche, responsabilità: cosa è necessario oggi per entrare in classe? Che insegnanti siamo? Che insegnanti vorremmo essere?

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da mirko talamonti il 3 febbraio 2009 alle 22:58

si parla molto di didattica, metodi e competenza nella disciplina... troppo poco della funzione di educatore e della sua complessità.. cosa è necessario oggi per entrare in classe? voglia di ascolatare prima di tutto...

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Mariagabriella Bacchini il 7 febbraio 2009 alle 21:4

Il compito dell'insegnante ha mille aspetti: formatore, educatore, compagno di viaggio degli alunni durante un periodo importante della  crescita. Dobbiamo quindi insegnare, educare e contemporaneamente creare un clima di  reciproca fiducia negli alunni e purtroppo per chi, che come me ha una preparazione prettamente scientifica, gli aspetti pedagogici si imparano " sul campo" o attraverso l'autoformazione. Quest'anno sono coordinatrice e fra qualche giorno dovrò convocare la famiglia di un alunno per prospettare loro una  diagnosi medica per accertamenti di un possibile disturbo nell'apprendimento. Quale parole usare, quali atteggiamenti? Non ci sono ne ricette pronte ne frasi fatte ma è pur vero che è un compito non facile quello di gestire nel miglior modo possibile i rapporti con le famiglie e personalizzare ogni singolo colloquio nel rispetto di chi ti trovi di fronte e nel rispetto del fatto che ogni alunno è un individuo unico. 

In conclusione quale insegnante vorrei essere? Probabilmente l'insegnante che giorno dopo giorno sto diventando,  costruendo un tassello alla volta il puzzle che ognuno di noi deve essere nella molteplicità delle funzioni che è chiamato a svolgere; naturalmente grazie all'esperienza convissuta con gli alunni ed i colleghi. Insomma siamo una fitta rete di relazioni!! Ciao.

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Stella Gattarello il 9 febbraio 2009 alle 20:5

Gli insegnanti, in questo periodo, sono impegnati a chiedersi che cosa succederà di loro ( e non solo dei bambini ) con le nuove leggi che sono subentrate.

Il chiedersi che tipo d' insegnanti pensano di voler essere passa in secondo piano.

Non si è più nemmeno sicuri di lavorare il prossimo anno senza dover ritrovarsi perdenti posto.

 

P.S. E' il secondo mesaggio che vi scrivo, ma non so dove li mettiate; non riesco a trovare il primo che vi ho mandato.     Sareste gentili se mi rispondeste.

stellagattarello@gmail.com

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Rosa Anna Peruzza il 10 febbraio 2009 alle 9:42

Sono un docente di matematica in un Liceo Scientifico di Bergamo.  

A mio parere, in un contesto così ampio, si colloca anche la competenza comunicativa dell'insegnante, il quale dev'essere capace di mettere in atto, in ogni momento, le modalità comunicative più adatte alla propria intenzione (didattica) e ai destinatari. L'insegnante che vuole comunicare corre il rischio, momento per momento, del cosiddetto "fallimento comunicativo", non necessariamente legato all'incertezza di una competenza nella propria disciplina, quanto piuttosto ai diversi modelli di apprendimento dei destinatari. E' importante allora possedere la capacità di reggere emozionalmente il rischio ed eventualmente di ripensare l'oggetto riprogettando costantemente la propria comunicazione e curando soprattutto il passaggio da un registro semiotico ad un altro.

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Maria Padovano il 10 febbraio 2009 alle 22:25

Il prendersi cura dell’altro che secondo me muove l’insegnamento.

La metafora dell’insegnante che più rappresenta il mio essere docente è quella dell’insegnante-contadino: come il contadino prepara il terreno che verrà seminato e, una volta seminato, si prende cura dei propri raccolti perché crescano nelle condizioni ottimali, così un’insegnante deve preoccuparsi di creare le condizioni affinché i propri allievi mettano le radici nella curiosità verso l’apprendimento e faccia nascere in loro il desiderio di scoprire il nuovo, attraverso la cura delle relazioni, l’attenzione al setting e adottando diverse metodologie d’insegnamento, prediligendo la didattica laboratoriale che coniuga il sapere e il saper fare, per concretizzare la dimensione formativa ed educativa dell’apprendimento.

Maria Padovano

 

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Eleonora Zana il 21 febbraio 2009 alle 22:8

Previously Maria Padovano wrote:

Il prendersi cura dell’altro che secondo me muove l’insegnamento.

La metafora dell’insegnante che più rappresenta il mio essere docente è quella dell’insegnante-contadino: come il contadino prepara il terreno che verrà seminato e, una volta seminato, si prende cura dei propri raccolti perché crescano nelle condizioni ottimali,..... 

Mi piace questa metafora: è calda, vera, concreta ed evoca passione, determinazione, responsabilità...

e, se mi posso permettere di continuare la metafora... come il contadino accoglie i cambiamenti che sopravvengono, gli imprevisti che si determinano, le forze della natura che si manifestano e rimodula percorsi previsti rileggendosi nel concreto ed imprevisto determinarsi di cambiamenti e trasformazioni...

Eleonora

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da Italo Desiderio il 4 marzo 2009 alle 20:24

Questa sera ho ascoltato con molto interesse le parole del prof. Martini e mi è piaciuta la metafora del viaggio, a cui io aggiungerei anche quella del nòstos, ossia del ritorno. Credo che un buon insegnante debba tornare alle origini della propria esperienza scolastica anche attraverso un ripensamento del proprio ruolo: non deve essere direttivo, ma dentro ogni azione formativa e soprattutto educativa deve porsi come Diogene, ossia deve ricercare l'uomo che c'è in sè per scoprire le variegate potenzialità umane e culturali dei propri allievi. Questo percorso è un ritorno alla valorizzazione dei talenti che evangelicamente sono insiti in ogni essere umano, ma sono ancora in fieri nei ragazzi in età adolescenziale, i quali ricercano una guida, un modello che sia loro un paradigma di vita. Un buon insegnante è anche un seminatore attento che cerca il terreno e sparge i semi che forse lui non vedrà germogliare, ma che senz'altro saranno in grado di attecchire nel tempo. Infatti, i tempi dell'educazione sono lunghi ed hanno bisogno di molto amore e pazienza perchè fruttifichino. In fondo ogni problema pedagogico è anche una questione d'amore...

Italo Desiderio.

Re: E tu che insegnante sei? che insegnante vorresti essere?

Lasciato da federica poli il 21 aprile 2009 alle 12:34

buon giorno a tutti, mi chiamo Federica...questa domanda è molto stimolante seppur non di veloce e semplice risposta.

Credo fermamente che l'insegnante sia colui o colei che in-segnano, lasciano un segno nei propri alunni ma soprattutto si lasci segnare da essi e con loro lasci ed abbia un segno indelebile delle esperienze vissute insieme a livello didattico, umano, relazionale e sociale e emozionale.

Concordo quanto scritto negli altri interventi che affermano il ruolo del docente come facilitatore, mediatore, guida nel cammino di crescita a più livelli, cognitiva e personale, di coloro che prendono parte alla relazione insegnamento-apprendimento e viceversa poichè essa è uno scambio reciproco, ma solo se essa è autentica!!!!

Considero che come insegnanti dovremmo essere persone/docenti riflessivi ed autoriflessivi per far danzare la mente intorno al senso del nostro operare, per scoprire, definire, collocare, riordinare e riorganizzare l'operato, dandogli voce, prendendoci cura di ciò che abbiamo fatto e stiamo per fare per poterlo migliorare, per generare l'arte di porre, porsi buona domande che ne generano altre e danni lo spunto per procedere , attribuire senso, evideniare il ruolo dei valori nel processo di conoscenza, per coniugare e scoprire il legame tra emozione e cognizione poichè si impare solo quando ci si emoziona e non da ultimo educare a tutto ciò pure i nostri allievi.

 

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