Vita di scuola
Vita di scuola
DOCUMENTARE LE NOSTRE STORIE
L'incontro del 4 marzo ha dato avvio ad uno scambio di riflessioni nel forum dedicato che si sta facendo davvero importante.
Si stanno toccando diversi aspetti, uno dei quali è la consapevolezza dell'incertezza, come luogo nel quale sostare e luogo dal quale far scaturire il processo di ricerca.
Possiamo provare a passare alla condivisione di esperienze sulle quali focalizzare pensiero, per cominciare, proviamo a condividere la storia di ri-creazione che è qui allegata.
Chi desidera può inviare altre storie, le proprie storie, all'indirizzo neoassuntibg@gmail.com e la redazione provvederà alla loro pubblicazione.
In redazione: Eleonora
- PROGETTARE PER COMPETENZE
PROGETTARE: QUALI DENOMINAZIONI E QUALI SIGNIFICATI HA ASSUNTO NEL TEMPO QUESTA INELUDIBILE E IMPRESCINDIBILE AZIONE? QUALI SIGNIFICATI VI ATTRIBUIAMO OGGI?
Importanti riflessioni in tal senso sono state avviate il 4 marzo 2009 durante il primo incontro di formazione per docenti neoassunti della provincia di Bergamo con il prof. Martini.
Gli stimoli offerti sono stati molteplici, ed ora è utile, per consentire la riflessione, potervi ritornare anche con il contributo dei materiali mostrati durante l'incontro stesso. La discussione è aperta nell'area forum "Inter nos".
Materiali dell'incontro del 4 marzo 2009
- ASCOLTO

- Questa magnifica fotografia di Edouard Boubat ci introduce al tema dell'ascolto. Per essere insegnanti bisogna sepere ascoltare, ma cosa, come, con quali strumenti? Per aprire la riflessione e il conforonto, si mette a disposizione un documento del sito neo-assunti del 2005, dal titolo: "A scuola dalle emozioni". Per continuare la riflessione aperta dal collega nel forum ...
E tu che insegnante sei? che insegnante vuoi e vorresti essere?
Nella letteratura sono presenti ritratti figure celebri e ben caratterizzate di insegnanti. Eccone alcune:
Ci viene presentata la figura di insegnante Intellettuale con Nicola, uno dei protagonisti del film ‘C’eravamo tanto amati’ di E. Scola: acculturato, fa sfoggio di eloquenza, si esprime secondo uno stile retorico, è sempre al centro del discorso, attua una comunicazione unidirezionale
Altra figura è quella dell'artista. Ne è un esempio il prof.Keating de "L’attimo fuggente" di P.Weir. È istrionico, cattura l’attenzione, persuade, è seduttivo, modella, si atteggia a ‘Pigmalione’, fa leva sulle passioni, è egocentrico

L'insegnante materna è la “Maestrina della penna rossa”, in "Cuore" di E.De Amicis. Accetta i sentimenti, si fa carico delle esigenze altrui, favorisce il contatto fisico ( sorrisi, carezze), è generosa
Dipendente, invece, è la figura del maestro di Mombelli ne "Il maestro di Vigevano," di E Petri: non prende iniziative, è remissivo,si attiene al proprio dovere, è ossequiente verso le autorità.
Incompetente e lassista è l’insegnante Ballerstedt, in "I Buddenbroock", T.Mann: è indifferente, insicuro, non motivato, timoroso; accetta compromessi, subisce, lascia fare, demanda, è incostante e incoerente.
La missionaria è la "la maestria Boccarmè” in "Novelle per un anno" di L. Pirandello. Vive in funzione del proprio lavoro, è coinvolto, impegnato, passionale, idealista e tendente al sacrificio.
Conservatrice è la figura del prof.Sperone, in "La scuola" di D.Lucchetti. È tradizionalista, nozionista, pedante, restio al cambiamento, chiuso, serioso, integerrimo, normativo e legalista.
Infine, una figura autoritaria: è la signora Gertrude, in "Il Giornalino di Gianburrasca" di Vamba, Ricorre a metodi coercitivi, impone regole giustificando l’autorità, è direttiva e inflessibile.

E tu che insegnante sei? Che insegnante vuoi e vorresti essere? Sentiamoci nel forum
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Riflettere sull'handicap
La letteratura spesso vede come protagonisti personaggi svantaggiati che diventano simboli o esempi positivi:
UN CARATTERIALE
immagine del film:
"Le chiavi di casa"
Saliva le scale in fretta, con quella piccola euforia di ogni primo giorno di scuola: la speranza - mai del tutto mal riposta - di essere d'aiuto, di incidere, di contare. […]
I genitori la aspettavano in classe, ne ascoltò le indicazioni timorose e prese atto della diagnosi, caratteriale : a significare che qualcuno già si occupava di lui, con una competenza e un potere che a lei non sarebbero mai stati riconosciuti. […] Le presentarono il bambino: con un po' di accortezza che le derivava dall'esperienza e dagli studi non tentò di ingraziarselo con parole, si limitò a presentarsi a prendergli la mano.
Lui si ritrasse come scottato, un lampo buio negli occhi, poi si allontanò in un angolo, perso in un suo soliloquio. Ad un tratto scoppiò a piangere, corse verso la porta per scappare. Con gli occhi lucidi sua madre lo costrinse a restare, lo imprigionò in un abbraccio, sforzandosi di rendersi convincente disse:
- Non devi aver paura, starai bene qui, con lei: sarà come una mamma, la tua mamma-di-scuola. […]
La scuola cominciò. Il bambino cercava angoli lontani, parlava ai muri, sempre in movimento perché rifiutava di sedersi. Lei tentava avvicinamenti graduali che lui potesse accettare, e solo mantenendosi a distanza riuscì a farsi dire del terrore di spilli, di aculei nelle sedie che lo avrebbero ferito. […]
Non si permetteva delusioni, continuò a tentare. Bisognava che lui accettasse le regole di tutti, sedersi con i compagni, impegnarsi quando loro lavoravano. Qualcosa riuscì ad ottenere, lui talvolta le rispondeva ora: però ad ogni richiesta che gli faceva per prima cosa le sparava calci terribili, mirati agli stinchi con precisione feroce. Lei incassava, professionale, senza consentirsi rabbie o reazioni: il tubo di pomata anticontusioni sempre a portata di mano, stivali, parastinchi, poi anche un paio di pantaloni imbottiti … […]
Chiusa nel bagno delle maestre a spalmarsi di pomata, certe volte i lividi la aggredivano dallo specchio con interrogativi ed incertezze, un groppo di pianto improvviso e il desiderio penoso di un sorriso, di un bacio, di un gesto che la ripagasse: rientrata in classe, niente di tutto questo traspariva quando riprendeva a lavorare. […]
Brano del racconto “Mamma-di-scuola” di Clara Sereni, tratto da “Manicomio primavera” (Giunti, Firenze 1997).
INDIRE © 2007

"Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?". Gennaio incombe con le sue scadenze amministrativo/burocratiche e una pratica così importante per il nostro lavoro come è quella della valutazione, assume, improvvisamente aspetti per noi inquietanti: perchè valutiamo? come? per chi? Vi lasciamo una immagine dell'ultima copertina del 'Diario di scuola' di Pennac (da cui sono tratte anche le frasi citate in apertura) per riflettere, sorridendo un po'....

“L’amore che non scordo” racconta quattro storie di maestre attraverso un viaggio in diverse realtà scolastiche tra il 2005 e il 2007. Si tratta di un percorso che offre la possibilità di rilanciare e di allargare il dibattito sulla scuola pubblica in corso nella società, proponendo esempi di forte impatto positivo.
Il video presentato è un racconto per immagini che si suddivide in quattro episodi. I primi due sono ambientati nell’area milanese: in una scuola storica di Milano insegna Alice che, alle soglie della pensione, ha costruito la “sua famiglia” negli anni attraverso le relazioni con gli ex-alunni e i loro genitori. A Settimo Milanese, periferia ovest di Milano, la maestra Cristina con la sua classe quinta sperimenta l’esperienza del distacco attraverso la lettura di testi scritti sui cinque anni passati insieme. Il viaggio tocca anche Bologna e Roma: a Casalecchio una giovane maestra insegna ai suoi piccoli alunni ad amare la lettura; a Campoleone, in una scuola attorno alla quale si è costruita l’intera comunità, Bardo e Adriana insegnano il valore della memoria.
La regista cinematografica Francesca Comencini sottolinea la grande naturalezza di questo documentario che colpisce per la capacità di mostrare il rapporto che i bambini intrattengono con il linguaggio: “In un’epoca in cui tutto sembra dettato dalle immagini, in cui i bambini sembrano intrattenere un rapporto esclusivo e ossessivo solo con vari tipi di schermi, dai computer, alle playstation, dalle televisioni ai gameboy, scopriamo invece la loro naturale e magica inclinazione alle parole. Parole lette, parole scritte, parole dette”.
Dal sito: http://www.provincia.mi.it/cultura/manifestazioni/oberdan/amore_non_scordo_08/index.html



