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Anno di prova

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Cosa aspettarsi da un anno di prova?

Il 18 novembre 2008, al teatro Gavazzeni di Seriate (BG) si è tenuto l'incontro di accoglienza e formazione dei docenti neoassunti della provincia di Bergamo. Ai presenti sono state indicate le linee di lavoro per quest'anno che sono riportate in area materiali e in home. 

 

 

                                                                           Un anno... in formazione

Come inaugurare questo luogo di incontro, di scambio e di confronto per gli insegnanti?

Ci è sembrato di buon augurio leggere insieme un libro che parla di scuola e, nello specifico delle pagine che abbiamo scelto, del desiderio e del bisogno di formazione degli insegnanti. Con l'augurio che il processo di riflessione e di analisi verso una più piena consapevolezza del proprio fare scuola, a cui si è chiamati durante l'anno di prova, possa essere l’avvio di una pratica autoriflessiva che continui nel corso di tutta la carriera.

In redazione: Eleonora, Patrizia, Getullio

Da “Diario di scuola”
Daniel Pennac
Pag. 216-217
Edito da Feltrinelli - 2008

Da che mondo è mondo, ogni volta che gli insegnanti si sentono impotenti di fronte ad una classe, eccoli lamentarsi di non essere stati formati per questo. Oggi “questo” copre ambiti diversissimi quali la cattiva educazione dei bambini da parte della famiglia in crisi, i danni culturali legati alla disoccupazione e all’emarginazione, la perdita del senso civico che ne consegue, la violenza in alcune scuole, le disparità linguistiche, il peso crescente della religione, ma anche la televisione, i videogame, insomma tutto ciò che più o meno alimenta il quadro sociale servitoci ogni mattina dal notiziario.
Dal “non siamo formati per questo” al “non siamo qui per” c’è solo un passo, che si può esprimere così: “Noi insegnanti non siamo nella scuola per risolvere problemi sociali che impediscono la trasmissione del sapere; non è il nostro mestiere. Che ci affianchino personale di sostegno, educatori, assistenti sociali, psicologi, insomma specialisti di ogni genere, e allora potremo insegnare seriamente le materie che abbiamo passato tanti anni a studiare”. Rivendicazioni più che giustificate, cui i ministri che si susseguono oppongono i limiti delle risorse.
Eccoci dunque entrati in una nuova fase della formazione degli insegnanti, in cui sarà sempre più accentuata la capacità di comunicazione con gli studenti. Tale approccio è indispensabile, ma se i giovani professori si aspettano un discorso normativo che consenta loro di risolvere tutti i problemi che sorgono in una classe andranno incontro a nuove delusioni; il “questo” per il quale non sono stati formati resisterà comunque. Per dirla tutta, credo che “questo” rimanga sempre molto difficile da definire, che  “questo” sia diverso dalla somma degli elementi che lo costituiscono oggettivamente.

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